Ci
siamo chieste come guardare un'opera d'arte: come ci colpisce
un immagine? cosa filtra il nostro sguardo? Quanto della
cultura patriarcale dominante, orientata verso meccanismi
di riproduzione del potere, abbiamo introiettato? Queste
ed altre domande ancora vogliamo porci collettivamente
insieme a Pina Nuzzo, pittrice, che generosamente condividerà
con noi il proprio sapere. Vi invitiamo a partecipare
ai 6 incontri organizzati al Centro Femminista Sepratista
presso la Casa Internazionale delle Donne.
Pina
Nuzzo,
pittrice, è da anni impegnata nella politica delle
donne; nel 1975 giovanissima è responsabile del
Centro donna dell'Udi di Modena e sarà poi sempre
attiva nell'associazione, dal 1978 a Lecce, quando ritorna
nel Salento sua terra d'origine, e a Roma ricoprendo diversi
ruoli a livello nazionale. Attualmente è responsabile
della Sede nazionale in via Arco di Parma a Roma.
Dal 1986, parallelamente con questa attività, ha
cominciato il suo lavoro di pittrice, esponendo in alcune
gallerie, in molti luoghi di donne anche con dibattiti
sulla problematica delle donne artiste. L'iniziativa a
cui si presta per il CFS di Roma ha un felice precedente
nel progetto realizzato nel 2003 con un gruppo della Casa
delle Donne di Pesaro.
Introduzione
al corso di Pina Nuzzo
Sono
partita dalla mia esperienza di pittrice per riflettere
sulla donna come spettatrice. Nel corso degli anni mi
sono fatta molte domande su quello che guardavo e sul
suo significato, infine mi sono imposta di uscire dal
mutismo in cui regolarmente sprofondavo e che era determinato
dal fatto che tra me e l'opera si inserivano tutte le
informazioni e le nozioni di cui sono in possesso e che
mi imponevano un modo precostituito di guardare e di sentire.
Quello che alla fine ho trovato insopportabile era - è
- la pretesa di assegnare alle opere un linguaggio asessuato
che parlerebbe indifferentemente agli uomini e alle donne.
Così come trovo intollerabile la diffusa concezione
che l'artista, ovviamente maschio, in quanto tale assumerebbe
in sé anche il femminile . Questo sarebbe addirittura
un requisito fondamentale per l'identità dell'artista.
Con l'ardire che mi veniva dalla pratica politica, dove
il partire da sé fa aggio su tutto, ho deciso di
ascoltarmi e di fronte all'opera d'arte ho cominciato
a pormi come una spettatrice sessuata. Ho potuto così
leggere la grandezza di un artista - di cui non ho voluto
mettere in discussione il giudizio che ne dà la
critica - ma capire di quali privilegi hanno goduto gli
uomini nella costruzione della storia dell'arte, primo
fra tutti quello di usare il mondo come oggetto di rappresentazione
e di farlo legittimati da una genealogia.
Rispondendo al desiderio - peraltro abbastanza diffuso
- espressomi dalle donne del CLR, propongo un ciclo di
incontri per donne che vogliono condividere questa ricerca
con l'unico intento di operare uno spostamento su noi
stesse come fruitrici dell'arte e per uscire dal precostituito.
Questo non vuol dire che alla fine degli incontri si diventa
critiche d'arte o artiste, ma che si acquista una maggiore
consapevolezza di se stesse e del significato che le immagini
hanno per il genere femminile.
Rifarò il cammino che ho intrapreso per mia necessità
e metterò a disposizione il materiale di studio
accumulato in questi anni - opere famose di uomini e di
donne, esempi di arte cosiddetta figurativa - e anche
alcuni testi critici, soprattutto di donne naturalmente,
che hanno confermato il mio punto di vista. I sei incontri
rimandano a passaggi a mio giudizio essenziali per operare
uno spostamento del punto di vista.