CARA MIRIAM E CARE TUTTE…E’ ORA DI ASCOLTARE!
La manifestazione del 24 novembre è stata una grande lezione di democrazia e di politica. Ed è ora di ascoltare chi ha qualcosa, anzi tanto da dire!
Certo è che l’oligarchia parlamentare, sia essa di genere femminile che maschile, si comporta comunque da casta, non solo attribuendosi privilegi e denaro mentre il resto delle cittadine e cittadini stringono la cinghia, ma accampando il diritto unilaterale alla titolarità di pensiero. Unico. Sono loro la realtà, anche se virtuale.
Le donne che hanno indetto la manifestazione autorganizzata, sono state molto chiare nel definire gli obiettivi e le modalità di partecipazione, concordate peraltro attraverso numerose assemblee nazionali e come ricorda anche la Dominijanni (il Manifesto 25 novembre 2007) “la volontà espressa con chiarezza dalle organizzatrici è stata quella di non volere personalità politiche che avessero aderito al family day, che esprimessero posizioni familistiche contrarie alla autodeterminazione femminile e che strumentalizzassero le donne sui pacchetti sicurezza delle campagne anti-etniche”.
Che poi si continui a dire che la politica è solo quella parlamentare ed istituzionale, cara Miriam e care tutte, è la vostra posizione, che siete libere di esprimere; peccato che esista anche un’altra realtà, un’altra parte del mondo che la politica la fa in altri luoghi e con pratiche diverse. Qual è il problema rispetto al separatismo? Che non è conforme al ruolo e al destino scelto da altri per le donne e quindi sbagliato per l’ordine simbolico dato? Noi rivendichiamo questa pratica politica.
Allora è importante ascoltare per non cadere nella trappola del “cogito, ergo sum veritas”.
Ci domandiamo…chi ha autorizzato “La 7” a presentarsi con un suo pacchetto predefinito? Un pacchetto che, guarda caso, stravolgeva le scelte fatte dal movimento e che metteva al centro proprio quelle ministre di governo che condividono, tanto da sottoscriverlo, il pacchetto sicurezza?
Loro prevaricano per professione, evidentemente, ma attribuire una connotazione violenta all’occupazione pacifica del palco da parte delle manifestanti, senza indagare sulle reali motivazioni che hanno reso inevitabile questa reazione alla prepotenza subita, significa mistificare la lettura degli avvenimenti ed è veramente troppo!
Pensiamo comunque che questo episodio si possa tranquillamente collocare all’interno di un disegno che a noi risulta chiaro: l’attuazione di una violenza mediatica che passa attraverso la manipolazione dell’informazione. I dettami calano dall’alto, tutto ciò che si discosta è “antipolitico”. Questa è la conferma che nel nostro paese, ormai, il dissenso viene catalogato come forma di estremismo.
La nostra esperienza di lotta con le donne per le donne, ci insegna che così non è. E la cultura patriarcale non si cambia a colpi di leggi.
Roma 26 Novembre 2007
CLR - Coordinamento Lesbiche Romane